Autunno giapponese. Le Marche che non ti aspetti.

Consiglio per te: assapora un tè sencha mentre leggi questo articolo e ascolta musica Shakuhachi.

San Ginesio: il “balcone dei Sibillini”. Un borgo meraviglioso, antico, ricco di arte, di storia, di storie. Un panorama mozzafiato tutto intorno, i monti azzurri che fanno bella mostra di sé e salutano questo vecchio amico, duramente colpito dal maglio del sisma.

Un luogo che deve essere raggiunto, non è certo di passaggio, e che una volta scoperto riserva innumerevoli sorprese. Ma ce n’è una in particolare, che colpisce per il suo essere assolutamente insospettabile in questo territorio. Quando scoprii per la prima volta l’esistenza di questa “bolla spazio-temporale” rimasi assolutamente esterrefatta ed estasiata ed ora eccomi qui, ad attraversare di nuovo quel cancello e ad immergermi nell’atmosfera magica di Wabi Sabi Culture.

L'antico Giappone tra i Monti Sibillini: alla scoperta di Wabi Sabi Culture, un ryokan giapponese e tempio zen a San Ginesio, nelle Marche

Circondate da una fitta vegetazione, ci immergiamo in un angolo di Giappone antico che disorienta ed incanta. Ad accoglierci sopraggiunge Serenella, la “padrona di casa” insieme al suo compagno di vita Ricky, che ci invita ad entrare nel ryokan per chiacchierare sedute sui tatami degustando un ottimo tè giapponese.

Mentre mi guardo intorno nuovamente incantata, chiedo: chi sono Serenella e Ricky?

Serenella: io sono una curiosa. Sono una ricercatrice. Sono una che segue l’estetica, sono molto influenzata dall’estetica. Per me, come diceva Platone, “il bello cura”. E quindi sono anche un po’ “dipendente” da questa cosa. Poi sono anche non convenzionale come persona e questa cosa l’ho proprio voluta costruire fin da ragazzina. Non mi è mai piaciuta l’omologazione e quindi mi batto per questa cosa. Che non è il culto della personalità; io seguo il buddhismo, per cui non è quella roba lì, però è un’identità di carattere. Poi sono molto vicina a tutto quello che è ecologia, natura, ambiente, animali… E tu Ricky?

Ricky: non sono! Essere è solo una percezione ordinaria. Noi siamo percezione ordinaria. Ovviamente parlo di zen, di dharma.

E il centro Wabi Sabi? Com’è nato?

Ricky: non è nato “ah, sai cosa facciamo? Siccome ci siamo messi da parte un po’ di soldi in banca, dopo 30 anni di lavoro, facciamo il B&B alla giapponese”. Noi facevamo un tipo di lavoro per cui il nostro pensiero era orientato verso i nostri clienti e verso la creatività; abbiamo fatto i direttori creativi per 30 anni.

Pubblicità giusto?

Ricky: si. Diciamo che è stata una sorta di “eruttazione” violenta che ci ha “buttato” dentro al buddhismo in particolare; questo è successo nel ’96, quindi stiamo parlando di più di 20 anni fa. Ci sono voluti, dal ‘96 al 2003, anno in cui abbiamo acquistato la proprietà, molti anni per comprendere che cosa dominasse nella nostra vita.

Se la tua vita è permeata, dominata dal lavoro che stai facendo, è inevitabile che tu vada in quella direzione. Ipotizza però, cosa che a noi è successa realmente, che dal giorno alla notte ti arrivi una saetta sulla testa e che tu di colpo veda delle cose che prima non vedevi e ti cominci quindi a interrogare. Ti dici “perché fino ad ora non ho visto tutte queste cose? Perché ero impegnato a farne delle altre”. Molto semplice. Ma nel momento in cui tu vedi, non puoi più chiudere gli occhi. Ormai hai già visto. Ti rimane impresso nella mente. Questa è la conoscenza. La conoscenza non la puoi togliere, rimane.

Quando accadono queste cose, queste illuminazioni, immagino sempre la sfera sul piano inclinato. Magari sta lì in bilico per molto tempo, ma quando parte poi…

Ricky: perfetto, hai fatto un esempio calzante. Tant’è che è partita, non si è più fermata e ancora adesso non è ferma.

Quindi siete in evoluzione.

Ricky: sì, è un processo costante di evoluzione. Questo centro, nella nostra visione, nasce inizialmente come luogo dedicato alla meditazione. Ciò che ci ha fatto cambiare idea, parzialmente in realtà, è stato il giorno in cui l’abbiamo inaugurato. Era la fine del 2009 e sono arrivate 800 persone qui. Si era sparpagliata la voce in tutte le Marche. Quando è finita ci siamo detti “forse dobbiamo aprirlo a tutti”. È così che è nato poi il ryokan da una parte e meditazione, zen, buddhismo dall’altra. Ci sono persone che vengono per l’aspetto culturale, per esempio per i laboratori di calligrafia, per la cerimonia del tè, per la parte che riguarda diciamo le arti meditative dello zen e poi per la meditazione vera e propria.

Serenella: la cosa bella è che quando le persone scoprono la frequenza di questo luogo e si ritrovano, poi diventa una comunità. Che è quello che volevamo fare dall’inizio. Quindi paradossalmente l’idea primordiale, che era quella di aprire un luogo legato ai meditatori, sarebbe stata un’idea limitata. In questa maniera, invece, magari vengono persone che sono lontane da questi concetti, ma essendo questo un luogo che rappresenta proprio la sintesi della meditazione, in cui tutte le cose sono state fatte con un intento di concentrazione, una logica, un amore, una dedizione, si interessano, capiscono che c’è un’energia diversa. Questo aspetto a me personalmente piace moltissimo, perché li vedi arrivare in un modo e se ne vanno in un altro.

Ricky: la cosa che più spiazza è che ovviamente c’è una parte, se vuoi, di superficie di questo luogo, che è il ryokan, quindi le persone si aspettano che ci sia l’accoglienza classica. Ti do le chiavi della stanza, ti faccio il check in, arrivederci e grazie. No. C’è un minimo di condivisione, c’è l’offerta del tè, con chi è interessato approfondiamo un po’ l’aspetto dell’architettura, dello zen, eccetera. Ci sono persone che vengono perché vogliono passare un weekend di relax, ma ci sono anche molte persone che vengono perché hanno amore per il Giappone, sono stati in Giappone e prolungano la vacanza qui, oppure sono in preparazione perché stanno per andare.

L'antico Giappone tra i Monti Sibillini: alla scoperta di Wabi Sabi Culture, un ryokan giapponese e tempio zen a San Ginesio, nelle Marche

E i giapponesi cosa ne pensano?

Ricky: abbiamo avuto delle grandi soddisfazioni. Ciò che li entusiasma è la combinazione dell’architettura rurale italiana con quella Giapponese. Sono venuti massimi esperti di case antiche giapponesi, di cerimonia del tè, di ryokan giapponesi. Adesso ce n’è stato uno che è venuto da noi e ha fatto 30 ore di volo da Tokyo per stare una notte, perché voleva toccare con mano questo luogo che aveva visto in televisione. Abbiamo anche ricevuto una delegazione di coltivatori e produttori di tè verde. In questo centro culturale abbiamo due stanze tradizionali per la cerimonia del tè; come anticamente si svolgeva in Giappone nei piccoli villaggi nell’epoca Edo, anche qui avviene la stessa dinamica.

Questa struttura in origine che cos’era?

Ricky: era così come tu la vedi, fatto salvo che erano tre case di campagna.

Epoca?

Serenella: questa qui era la casa del fattore di una famiglia ricchissima che aveva 1500 poderi con case coloniche. La parte più antica di questa casa risale al Cinquecento.

Ricky: questo luogo è stato concepito per essere autosostenibile ed ecosostenibile, quindi a bassissimo impatto ambientale. Abbiamo utilizzato delle tecnologie per evitare di inquinare, facendo sì che tutte e tre le case siano sostanzialmente a impatto zero. Per esempio abbiamo una caldaia a condensazione che emette vapore acqueo. Tutto questo per creare un luogo che fosse un luogo di comunicazione di un certo stile di vita, ma anche di un certo modo di interpretare l’architettura.

L'antico Giappone tra i Monti Sibillini: alla scoperta di Wabi Sabi Culture, un ryokan giapponese e tempio zen a San Ginesio, nelle Marche

Cosa vi ha portato qui a San Ginesio?

Ricky: non ci siamo arrivati noi, sono i buddha che hanno deciso di aprire le porte qua! (ride)

Noi siamo arrivati qua sulla scia del karma. Quel giorno avevamo visto quattro case, questa era l’ultima, non ci volevano neanche portare perché han detto era urbanizzata, vicino al borgo. Siamo entrati qui e abbiamo detto subito “ok, va bene”. Neanche il terremoto ci ha fermato. Anzi, dal terremoto in poi abbiamo avuto un incremento. Noi siamo uno dei pochi edifici che non ha avuto danni. Abbiamo utilizzato gli stessi materiali che si usavano in antichità, quindi calce, che lega con la pietra e fa corpo unico.

Poi abbiamo usato anche degli accorgimenti, per esempio la maggior parte delle case, soprattutto questa che è la più grande, è avvolta da un rampicante giapponese che ha delle “manine” che si vanno ad attaccare sulla pietra e, credimi, quando c’è una scossa di terremoto tutto serve. Quindi il telaio interno, la calce che aderisce sulla pietra, l’abbraccio esterno delle piante, tutto quanto fa.

Questo è molto interessante, un fatto da studiare e da condividere.                                        

Ricky: certo. Ci vorrebbe il supporto di un ingegnere che studi il nostro caso e traduca ciò che noi abbiamo fatto istintivamente in numeri. Questo è quello che concerne la parte, se vuoi, strutturale.

Poi ti posso dire anche che qui abbiamo delle protezioni grandi, parlando dell’aspetto mistico. A seguito del sisma una delle tre statue che era qui al tempio si era rovesciata, non ha avuto danni, però ci ha costretto a riaprirla, a fare un endoscheletro e a rinforzarla in maniera tale che resistesse anche alle onde d’urto. Quindi, siccome nella tradizione tibetana, le statue quando vengono consacrate vengono riempite completamente di sostanze, di testi sacri, di reliquie e, già aveva avuto una consacrazione nel 2012, successivamente al terremoto abbiamo invitato questo Lama tibetano, chiedendogli se potesse sigillare la statua e consacrarla di nuovo. E lui ci ha fatto un dono, siamo unici in Italia ad avere delle preziosità così, perché ha portato delle reliquie del Buddha storico, di Buddha Shakyamuni, che sono contenute all’interno di una di queste statue.

Quindi il luogo se vuoi ha ancora più energia da questo punto di vista. Tra l’altro questo non è un tempio di buddhismo classico, è un tempio di buddhismo legato alle vie del Tantra, una disciplina estremamente energetica, potente. La caratteristica di questo tempio in particolare è l’espansione dell’armonia. Anticamente si dice in Tibet che questi buddha si manifestano laddove devono pacificare il territorio.

Come avete selezionato gli oggetti che si trovano qui?

Ricky: devi sapere che il nostro lavoro ci ha portato a viaggiare moltissimo. Nord America, Inghilterra, Olanda, Francia, India… Siamo ricercatori sostanzialmente, quindi preparare un viaggio di ricerca in Giappone per acquistare le cose che ci servivano per noi è stato uno spasso. Noi non eravamo mai stati in Giappone e abbiamo deciso di andarci d’emblée, proprio di punto in bianco. Abbiamo programmato un mese e grazie anche a tutto ciò che è reperibile online, abbiamo fatto tutto il nostro programma con particolare attenzione alle mostre-mercato dell’antiquariato, una importantissima a Kyoto che c’è ogni seconda-terza settimana del mese con più di 1500 espositori, altre a Tokyo e a Osaka. Avevamo un’idea precisa di come doveva venire qui. I tatami, il bagno giapponese, le stoffe antiche…

Serenella: poi la cosa interessante dei giapponesi è che dal punto di vista del commercio sono degli scaltri mercanti, come tutti gli asiatici, però valutano la competenza di chi richiede. Se tu hai solo i soldi per pagare e non hai la conoscenza, non vendono. È proprio una questione di orgoglio culturale giapponese. Se invece capiscono che dietro non c’è la brama di possedere qualcosa, bensì l’intenzione di trasmettere un messaggio positivo di apprezzamento culturale e condivisione, le cose cambiano.

Da quando siete partiti le cose sono andate come volevate?

Serenella: io penso che noi non avessimo un’idea precisa di come doveva andare…

Ricky: per noi era un salto nel vuoto, nel vero senso della parola. Credere totalmente. Ti posso dire che per questo luogo ci siamo tolti di tutto, perché abbiamo passato anni anche di grande austerità.

Serenella: queste esperienze servono a vedere quanto credi in quello che stai facendo. La fatica di mantenere il proposito. È la motivazione che ti da la possibilità di esprimere dei progetti che possono finalizzarsi in una maniera concreta oppure no. Molti abbandonano.

L'antico Giappone tra i Monti Sibillini: alla scoperta di Wabi Sabi Culture, un ryokan giapponese e tempio zen a San Ginesio, nelle Marche

Ma per voi un Luogo che cos’è?

Serenella: per me un luogo è un’esperienza.

Ricky: un luogo è uno stato mentale. È uno stato della mente, perché come lo definisci “luogo”? Dove ha origine un luogo? La percezione viene dall’analisi e l’analisi viene dalla mente. Quindi non c’è un luogo fisico, ma è uno stato della mente dove ci andiamo a posizionare. Tant’è che lo stesso luogo, questo per esempio, puoi sperimentarlo in una certa maniera a seconda del tuo stato mentale. Per noi che seguiamo un certo tipo di percorso di conoscenza essere a contatto con una moltitudine di persone, che possono avere un impatto positivo, ma alcune anche negativo, va bene. Ci aiuta a comprendere la diversità.

Secondo voi c’è una sorta di risveglio in atto nelle persone?

Ricky: più che un risveglio c’è una sensibilizzazione, non ancora una presa di coscienza. Una sensibilizzazione per la quale hanno cominciato a comprendere che c’è qualcosa che non funziona nella società. E allora questo porta a scandagliare qualche nuova risorsa per comprendere se è solo un’impressione oppure c’è qualcosa di diverso. È ovvio che nella totalità delle persone che vengono in questo luogo, una parte viene perché ha desiderio semplicemente di consumare un’esperienza giapponese, quindi dorme, fa il bagno giapponese, magari fa la degustazione del matcha, oppure viene quando ci sono i laboratori giapponesi, eccetera.

Ma c’è una parte invece che si interroga e quindi arriva qui già motivata e cerca un approfondimento. Quindi l’architettura, lo zen, anche l’arte meditativa o la meditazione assumono già una connotazione più profonda.

Arigatou ragazzi!

Per info e prenotazioni: https://www.wabisabiculture.org/

Foto di Francesca Ciavarella