Identitari, relazionali e storici: i luoghi nella loro essenza umana.

Carnevale Storico di Castignano

Quando anche la giustizia si fermava per far festa, passando per la Roma Papalina descritta da Goethe fino ad arrivare all’odierna Sfilata dei Moccoli

Il Carnevale a Castignano è tradizione particolarmente amata da secoli, tanto che si hanno tracce documentate fin dalla fine del XVI secolo, precisamente dal 1580, anno in cui nello statuto comunale si fa riferimento, seppur indiretto, al Carnevale. Difatti, le festività Carnevalesche rivestivano un’importanza tale che vengono indicati il Mercoledì delle Ceneri ed i due giorni precedenti, ovvero il lunedì e martedì Grasso, come ricorrenze in cui non si poteva esercitare la giustizia, presumibilmente affinché tutti potessero partecipare ai festeggiamenti con animo sereno.

Altra traccia della rilevanza del Carnevale si ha in un altro documento, quello del 1601, in cui si fa cenno al “Monte frumentario dell’abbondanza”, che durante il periodo carnevalesco elargiva piccole quantità di grano ai più bisognosi ad interessi molto bassi così come avveniva a Natale e Pasqua.

Da sempre, dunque, per i Castignanesi il Carnevale è una festività di grande interesse, addirittura al pari di Natale e Pasqua, e di conseguenza da onorare e portare avanti nel migliore dei modi, seguendo le tradizioni. Una festa del popolo e per il popolo in cui nessuno era servo di nessuno, l’ordine delle cose veniva rovesciato e per qualche giorno non si pensava alle fatiche della vita contadina lasciando spazio a maschere, divertimento, allegria e buon cibo.

Oggi il Carnevale a Castignano è ancora molto sentito anche se… non si blocca la giustizia e nessuno fa prestiti vantaggiosi di alcun tipo!

I festeggiamenti iniziano ufficialmente circa 3 settimane prima del Martedì con le serate danzanti in maschera al teatro comunale per poi arrivare al Giovedì Grasso, giorno in cui la tradizione vuole che si mangi 7 volte ed in paese vengono distribuite in piazza Umberto I le tipiche “pizzaonde” ovvero “pizzeunte”, un tempo fritte con lo strutto e di qui l’aggettivo onte > unte, accompagnate da buon vino e dalla musica della banda.

L’apice del Carnevale si tocca però con la coloratissima Sfilata dei Moccoli che avviene all’imbrunire il giorno del Martedì Grasso, dopo la parata che vede partecipi decine di carri allegorici e numerosi gruppi mascherati che coinvolgono centinaia di persone di tutte le età per le vie del paese.

La Sfilata dei Moccoli, che sancisce la chiusura e la morte simbolica del Carnevale, si ricorda da sempre e se ne hanno notizie attestate a partire dal 1861. Molto probabilmente è stata una tradizione mutuata dalla Roma Papalina del XVIII e XIX secolo, quando a via del Corso si svolgeva la Corsa dei moccoletti descritta anche da Goethe nel suo Viaggio in Italia:

Appena cala la notte sul Corso angusto e infossato, ecco apparire qua e là dei lumi alle finestre, altri accennare sui palchi e, in pochi minuti, diffondersi all’intorno un tal fuoco, che tutta la via appar rischiarata da ceri ardenti… Ognuno si fa un dovere di portare un MOCCOLO acceso e da tutte le parti echeggia l’interiezione favorita dei romani “Sia ammazzato, sia ammazzato chi non porta il moccolo!”grida l’un l’altro, cercando ognuno di spegnere con un soffio il lume avversario”.

A Roma, tale manifestazione fu però abolita nel 1874 a causa della piega che stava prendendo il Carnevale della capitale… troppo pericoloso e fuori controllo.

A Castignano invece tale tradizione non è mai scomparsa ed anzi, è stata portata avanti con fermezza, e così come nella Roma di un tempo, quando gli ultimi rossori del tramonto fanno spazio alle tenebre, in piazza Umberto I si accendono i primi moccoli, canne intagliate a forma di lanterna e rivestite con carta velina colorata. Il suono della catubba detta il tempo della frase ripetuta incessantemente da ogni partecipante alla sfilata: “Fora fora li moccule!”, ovvero “Fuori fuori i moccoli!”, invito di tutti a far uscire in strada le persone con il proprio lanternino ed unirsi al serpentone di luci colorate che, facendo il giro delle vie principali, giunge poi in Piazza San Pietro, al cospetto della grande chiesa romanica, dove si accende un enorme falò.

Attorno alle fiamme divampanti si attende l’arrivo di tutti i partecipanti al grido alto e forte di “Fora fora li moccule” per poi darsi battaglia l’uno con l’altro e gettare tra le fiamme ognuno il proprio moccolo per esorcizzare i malanni dell’anno passato e propiziare fortuna per il futuro, una rinascita simbolica dalle ceneri dettata dal fuoco purificatore.

Una tradizione unica, suggestiva, coinvolgente e magica, tramandata con orgoglio di padre in figlio per tenere accesa la fiamma di un passato che sempre più spesso si tende a dimenticare.

http://www.prolococastignano.it/

Carnevale Storico del Piceno

Tradizioni secolari tra atmosfere magiche, colori e trionfo del cibo “grasso” in cui la fiamma del passato non si è mai spenta

Il Carnevale Storico del Piceno è uno degli eventi più peculiari e folcloristici della regione Marche e d’Italia: un tripudio di colori, maschere, cibo caratteristico, veglioni e musica che coinvolge il capoluogo Ascoli Piceno ed i paesi di Castignano, Offida e Pozza – Umito.

Le secolari tradizioni carnascialesche, che si aprono ogni anno il 17 gennaio, giorno in cui si festeggia Sant’Antonio Abate, e raggiungono l’apice il giorno del Martedì Grasso, affondano le radici nei Saturnali di epoca augustea dell’antica Roma per poi evolversi nelle festività attuali passando per il medioevo e la Roma Papalina, senza mai perdere di importanza  ma anzi sviluppando in ognuna delle quattro località festeggiamenti caratteristici a seconda delle differenti influenze storico-culturali che andremo poi a scoprire.

Ogni paese facente parte del Carnevale Storico del Piceno ha dunque le proprie tradizioni da onorare e non manca certo un pizzico di campanilismo, ma il fil rouge che lega i quattro carnevali è lo stesso: l’orgoglio e la volontà di portare avanti cerimonie secolari, allietate da bagordi, nelle quali per tutto il periodo dei festeggiamenti regnano il rovesciamento temporaneo dell’ordine naturale delle cose, il sottosopra, con maschere, euforia, vino e soprattutto la celebrazione del cibo “grasso e fritto”.

Castagnole

½ kg di farina 00
50 gr di olio
3 uova
100 gr di zucchero
Mistrà q.b.
Maraschino q.b.
16 gr di lievito

Impastare il tutto e far amalgamare fino ad ottenere un composto uniforme, modellare porzioni di impasto per formare le palline e friggere in olio bollente.

Oggi probabilmente non si tiene più alla religiosità come un tempo, ma non dimentichiamo che da sempre qualsiasi festività è andata di pari passo con la religione ed infatti il termine carnevale deriva dal latino carnem levare, ovvero eliminare la carne, poiché indicava il banchetto che si teneva il Martedì Grasso, apice dei festeggiamenti, subito prima dei 40 giorni di Quaresima, periodo di astinenza e digiuno.

E proprio da questa usanza religiosa dell’eliminare la carne nel lasso di tempo pre pasquale, nascono le grasse, unte e dorate ricette che caratterizzano la cucina del periodo. Difatti fin dal Seicento sono attestate ricette a base di fritto, non inteso come quello contemporaneo, con olio, ma fritto a base di strutto, ed anzi alcuni scritti romani parlavano già di dolci tutt’ora in voga.

Sfrappe

½ kg di farina 00
150 gr di zucchero
2 uova
Mistrà q.b.
Vino bianco q.b.
8 gr di lievito

Impastare il tutto e far amalgamare fino ad ottenere un composto uniforme, tirare una sfoglia sottile, modellare a fiocchi e friggere in olio bollente.

Ma perché questa celebrazione del grasso e fritto?

Carnevale solitamente cadeva, e cade tutt’ora, in febbraio o i primi di marzo, mesi freddi e a ridosso del periodo in cui le famiglie erano solite uccidere il maiale, il che porta all’usanza di utilizzare il lardo fresco per preparare dolci e fritture. Un tempo grasso e fritto erano sinonimo di abbondanza e quindi di festa: in questo caso festa di Carnevale, che trovava il suo apice nei giorni compresi tra il giovedì ed il martedì grasso, giorni precedenti al Mercoledì delle Ceneri. Il Carnevale dunque fungeva da spartiacque tra il tempo dell’abbondanza, dei bagordi, ed il tempo del “magro” legato alla penitenza spirituale e fisica della Quaresima, in preparazione alla Pasqua, quando si tornava a mangiare normalmente.

Ravioli

½ kg di farina 00
1 uovo
1 cucchiaino d’olio
6 gr di lievito
Liquore a piacere
1 bicchierino di vino bianco
½ kg di crema pasticcera

Impastare il tutto e far amalgamare fino ad ottenere un composto uniforme, stendere l’impasto sottile, mettere crema, coprire con un altro strato sottile di impasto, sigillare, tagliare con l’apposita rotella taglia pasta e friggere in olio bollente.

Le castagnole, uno dei simboli delle festività carnascialesche, che nelle Marche sono addirittura divenute protagoniste di un proverbio:

“Finito Carnevale finito amore
Finito il far la pacchia da signore
Finito il setacciar farina in fiore
Finito il setacciar farina in fiore
Finito il mangiar castagnole”

Le sfrappe, i classici “fiocchi” tipici della cucina marchigiana, una ricetta antichissima risalente addirittura all’antica Roma, quando durante i Saturnali venivano distribuite alla folla ed erano chiamate frictilia, arrivate fino ai nostri giorni, la ricetta resta sempre la stessa gustosissima ed ovviamente… da friggere!

I ravioli di crema, altra storica ricetta carnevalesca immancabile perché senza non sarebbe festa.

La festa continua…

Foto e ricette fornite da: Panificio Vannicola

Il palazzo segreto di Monte Rinaldo

Palazzo Giustinani: il gioiello "segreto" di Monte Rinaldo. Insieme al sindaco Gianmario Borroni andiamo alla scoperta di questo luogo luogo magico.

Il piccolo borgo di Monte Rinaldo ci accoglie quieto in un sabato pomeriggio autunnale dalle tinte grigie. Il panorama da questa piccola altura è spettacolare e apparentemente sconfinato. Attraversiamo una delle porte della città, lungo le mura che circondano l’abitato, e ci ritroviamo in una piccola piazza dalla conformazione allungata. Alle nostre spalle la Torre dell’Orologio che sorveglia placida i nostri passi, mentre raggiungiamo il Sindaco Gianmario Borroni che ci attende in Comune. Lo ringraziamo per averci dedicato un po’ del suo tempo e cominciamo a chiacchierare. Siamo qui per indagare sui segreti di Palazzo Giustiniani, un luogo che scopriremo stare molto a cuore al sindaco ed ai suoi concittadini.

Palazzo Giustinani: il gioiello "segreto" di Monte Rinaldo. Insieme al sindaco Gianmario Borroni andiamo alla scoperta di questo luogo luogo magico.

Partiamo dal principio: chi erano i Giustiniani?

Immaginatevi questo paese 300 anni fa, agli inizi del 1700. Un luogo a forte vocazione agricola essenzialmente, un po’ come tutte le zone circostanti. Una famiglia importante come quella dei Giustinani, proprietaria insieme ad un altro nucleo familare di quasi tutti i terreni del territorio comunale, era certamente un punto di riferimento. Come siano arrivati qui a Monte Rinaldo i Giustiniani di Venezia, non l’abbiamo ancora capito. Dovete sapere che questa famiglia era molto numerosa e ramificata.

Palazzo Giustinani: il gioiello "segreto" di Monte Rinaldo. Insieme al sindaco Gianmario Borroni andiamo alla scoperta di questo luogo luogo magico.

Seguendo le loro tracce a ritroso nel tempo, siamo giunti al 1707, anno in cui Raimondo Giustiniani venne registrato come primo nato a Palazzo Giustiniani. Questo ramo della famiglia presumibilmente proveniva da Fermo e immaginiamo che si fossero trasferiti qua per controllare delle proprietà presenti in questa zona. Sono vissuti qui fino ai primi dell’Ottocento e tra loro figuravano anche personaggi illustri, come Giovanbattista Giustiniani, uno studioso particolarmente stimato dal punto di vista giuridico. Ma col tempo la famiglia si andò perdendo.

A quando risale il nucleo del Palazzo? L’impianto del borgo è tipicamente medievale.

Il primo nucleo del paese è quello che sta un po’ più in alto, oltre la piazza. Questa è l’estensione in epoca successiva. Se guardi bene il palazzo ti accorgi che la facciata ha un andamento non regolare. Questo perché sono stati accorpati più edifici già esistenti per costituire un palazzo signorile unico.

Palazzo Giustinani: il gioiello "segreto" di Monte Rinaldo. Insieme al sindaco Gianmario Borroni andiamo alla scoperta di questo luogo luogo magico.

Ci addentriamo finalmente nel Palazzo. Prima di salire al piano nobile, ci avventuriamo nel seminterrato, armati soltanto delle torce dei nostri smartphone. L’inconfondibile odore di antico ci avvolge.

Da quanto tempo non è più abitato?

Il palazzo ha iniziato il suo declino nel ‘900; la famiglia Giustiniani non ha avuto eredi e quindi è passato ai Vecchiotti, una delle famiglie più importanti di qua. Successivamente ai cardinali, poiché neanche i Vecchiotti hanno avuto eredi. Gli ultimi ad abitare questo palazzo, due fratelli e una sorella, hanno vissuto qui negli anni ‘50/’60. L’ultima erede è morta nel ’93. Viveva al piano terra, non più nel piano nobile, e prima della sua morte è stato svenduto un po’ tutto quello che si trovava all’interno, senza che potesse intervenire nessuno. E il palazzo era vincolato già dagli anni ’70… Parliamo di mobilio, ma anche delle porte, degli stipiti. Praticamente è rimasto completamente vuoto.

Palazzo Giustinani: il gioiello "segreto" di Monte Rinaldo. Insieme al sindaco Gianmario Borroni andiamo alla scoperta di questo luogo luogo magico.

Immagino che fossero presenti arredi di pregio.

Un anziano mi diceva “Io da piccolo sono andato con mio padre, che lavorava i terreni della famiglia, e mi avevano fatto entrare in ‘quella chiesa’, insieme alla figlia della famiglia che era subentrata ai Giustiniani”. Si riferiva alla cappellina privata, che era tutta decorata e con un altare al cui interno erano conservati i resti di Santa Flora, successivamente spostati in un’altra chiesa. Tutti descrivono l’interno del Palazzo come un qualcosa di straordinario dal punto di vista del mobilio, degli arredi.

Quando è stato acquistato dal Comune?

Nel 2000. Dal 2014, nel giro di un paio di inverni, noi amministratori insieme ai dipendenti comunali, abbiamo provveduto a pulirlo, a svuotarlo un po’. C’erano ancora vestiti e oggetti della signora che ci abitava negli anni ’70. Quando lei è morta hanno chiuso le porte e via… Anche nel piano nobile c’erano degli oggetti che credo risalissero agli anni ‘60/’70, li avevano lasciati ammucchiati lì…

Palazzo Giustinani: il gioiello "segreto" di Monte Rinaldo. Insieme al sindaco Gianmario Borroni andiamo alla scoperta di questo luogo luogo magico.

Abbiamo pulito anche la parte dell’interrato dove c’erano le cantine. Sapevamo dall’elaborato progettuale del sisma che c’era una sola grotta e invece ne abbiamo scoperta un’altra, scavata nell’arenaria. Quella conosciuta ha una scalinata d’accesso che porta ad un vano quadrato situato sotto la piazza.

Palazzo Giustinani: il gioiello "segreto" di Monte Rinaldo. Insieme al sindaco Gianmario Borroni andiamo alla scoperta di questo luogo luogo magico.

L’altra invece l’hanno riempita di cose che dovevano buttare, poi quando negli anni ’70 hanno rifatto alcuni solai, presumibilmente per realizzare l’appartamento dove la signora sarebbe andata a vivere, il materiale di recupero l’hanno ammucchiato tutto nella stanza dove c’era l’accesso a questa grotta, della quale si intravede solo l’ingresso.

Da quanto ci state lavorando?

Abbiamo iniziato appena sono stato eletto. Tant’è che nel 2015 ci hanno finanziato un primo intervento col GAL. L’intento era quello di recuperare quantomeno una parte per farci degli eventi o comunque farlo rivivere e abbiamo effettuato un intervento sul piano terra, quindi piano piazza e il seminterrato, una parte. Ci abbiamo fatto gli impianti elettrici, sistemato la pavimentazione e abbiamo iniziato a farci gli eventi. L’ultimo è stato il 23 ottobre del 2016, una settimana prima della scossa del 30, che l’ha lesionato in maniera inevitabile e quindi…

Palazzo Giustinani: il gioiello "segreto" di Monte Rinaldo. Insieme al sindaco Gianmario Borroni andiamo alla scoperta di questo luogo luogo magico.

Quanti danni ha fatto il terremoto?

Lì la problematica è che c’è uno scivolamento della parete su Via Borgo Nuovo e poi i solai… Alcuni erano stati rifatti e non hanno avuto problemi. Altri invece hanno dei problemi strutturali dovuti anche all’incuria. Questi stanno lì da qualche centinaio d’anni… In più su qualche muro portante ci sono delle lesioni. Ce l’hanno ammesso a finanziamento per il piano opere pubbliche per 2.400.000€. Stiamo facendo la valutazione e probabilmente servirà qualche centinaio di migliaia d’euro in più. Devo dire che ha retto bene il colpo, pensavo seriamente che con la scossa venisse giù.

Palazzo Giustinani: il gioiello "segreto" di Monte Rinaldo. Insieme al sindaco Gianmario Borroni andiamo alla scoperta di questo luogo luogo magico.

Parlando di cultura, di beni culturali, qui, per essere un luogo così piccolo, ce ne sono molti. Ad esempio l’area archeologica La Cuma, importantissima… Perché portare l’attenzione su questo palazzo in particolare?

Al di là della sua centralità e del suo ingombro, più o meno è un quarto del centro storico, è fondamentale perché potrebbe rappresentare il centro di una ripresa delle attività sociali e culturali a Monte Rinaldo. Non lo dico tanto per dire, la realtà è che prima del sisma io avevo degli interessamenti da parte di alcune coppie di stranieri, ma anche di ragazzi del posto, che mi dicevano “come si potrebbe fare per vederlo?”, perché magari avevano visto qualche foto che postavo, altrimenti non lo conoscevano, non sapevano neanche che esistesse.

Dopo averlo visto immaginavano di aprirci un’attività ricettiva. Al di là di com’è fatto, comunque potrebbe essere un contenitore, un attrattore tale che per come siamo posizionati sulla valle, perla vicinanza con l’area archeologica, per le realtà tipiche della zona, pensiamo ai vini, potrebbe veramente richiamare a sé le attenzioni di turisti, ma anche di chi vive qua e che magari in 50 anni non ci ha mai messo piede e non si è mai chiesto com’è fatto questo palazzo.

Palazzo Giustinani: il gioiello "segreto" di Monte Rinaldo. Insieme al sindaco Gianmario Borroni andiamo alla scoperta di questo luogo luogo magico.

Nel 2016, prima che ci fosse la scossa, abbiamo fatto uno spettacolo nel seminterrato; siccome il piano nobile era difficilmente accessibile, su alcuni solai era meglio non andare, io non avevo consentito l’ingresso sopra. Però abbiamo pensato di illumiare le stanze visibili dalla piazza, lasciando le finestre aperte così che camminando era possibile scorgerne l’interno. Tanti mi fermavano e mi dicevano “ma quello quant’è che sta lì? L’avete fatto voi?” e io rispondevo “quello ci sta da qualche centinaio d’anni!”, quindi capisci che le persone non immaginano nemmeno quello che può essere.

Questa è stata un’idea intelligente, permettere alle persone di sbirciare dentro e stimolare la curiosità.

Immaginando la vita futura di quel palazzo, per com’è il piano a livello della piazza, potrebbe ospitare tranquillamente il Comune. Il piano nobile potrebbe essere dedicato ad attività culturali; potremmo ad esempio spostarci il museo e comunque è talmente grande che potrebbe ospitare delle mostre temporanee o qualsiasi altra attività. Mentre la parte interrata, il seminterrato, si presterebbe bene per delle attività ricettive.

In più la mia idea era quella di spostare il Comune perché il palazzo dove si trova ora, sistemato discretamente, ha retto il sisma bene, quindi non ha avuto danni. Potrebbe tranquillamenete ospitare almeno due o tre appartamenti per piano e di piani ne ha tre. Poi abbiamo gli abitativi lesionati dal sisma, due appartamenti e una casa, che potremmo sistemare velocemente se ci sbloccassero le risorse. Inoltre davanti a Palazzo Giustiniani c’è Palazzo Fossi per il quale la settimana scorsa siamo stati finanziati per eseguire l’intervento in sostituzione delle SAE, quindi per trattenere qui le persone creando altri tre appartamenti. In una situazione post sisma ormai consolidata, io potrei avere 10/15 appartamenti qui, da concedere ad un canone agevolato, o comunque, qualora non riuscissi potrei farci un albergo diffuso cercando di coinvolgere proprietà private.

Un’operazione del genere rivitalizzerebbe il paese. Le persone sono attratte da queste cose. Attirerebbe anche molti stranieri.

Dobbiamo considerare che un paese come questo, pensando all’età media dei residenti, fra 10/15 anni più o meno potrebbe essere vuoto a livello di centro storico. Si è svuotato lentamente nel corso degli anni…

Tu hai qualche ricordo legato a questo palazzo?

Mio padre lavorava in Comune, io ho svolto il Servizio Civile nell’anno in cui lui ha smesso di lavorarci. In quell’anno ho fatto una ricerca sui beni culturali del territorio comunale, dato non c’era una raccolta di informazioni che un monterinaldese potesse almeno leggere per conoscere cose che non sapeva. In quel periodo frequentato molto il Palazzo, parliamo del 2005/2006.

Un passaggio importante è stata la ricerca sulla famiglia Giustiniani; andai all’archivio parrocchiale e all’archivio di Fermo per cercare di reperire informazioni e nel dicembre del 2015 ebbi la fortuna di partecipare ad un evento a Roma a Palazzo Giustinani, che è praticamente la parte posteriore di Palazzo Madama. In quell’occasione la famiglia Giustiniani riunì tutti i Giustiniani d’Italia, tra i quali era stato invitato il Comune di Monte Rinaldo come proprietario del Palazzo Giustiniani. Un evento molto interessante per me, folgorante. Come è stato folgorante vedere l’annuncio di vendita del palazzo nel sito di un’agenzia immobiliare a 400.000€. Credo che ci sia ancora, li abbiamo anche segnalati per pratica illecita. Queste sono un po’ le tappe che mi hanno legato al Palazzo.

Quindi si capisce perché te lo sei preso a cuore. Conosci qualche aneddoto, qualche storia legata a questo palazzo?

Ti dico quello che ho trovato io. Era il 1799 e al palazzo, insieme a Carlo Giustiniani e alla moglie Francesca Porfiri da Camerino, dimoravano anche i genitori di Francesca. Periodicamente veniva a trovarli Fra Bartolomeo Menocchio, che era l’assistente apostolico del Papa. Andava a Fermo e poi sostava qui. Quell’anno ci è rimasto per mesi, tant’è che c’era un continuo andirivieni di persone che passavano a trovare questo frate, che nel 1799 ha poi celebrato la funzione religiosa di consacrazione della Chiesa del Santissimo Sacramento e Rosario. Questa cosa mi ha colpito perché parlandone con una persona un paio di anni fa, mi chiese se fosse davvero questa la figura che veniva a Monte Rinaldo. Non riusciva a crederci, perché comunque si trattava di un personaggio di spicco. Quindi capite che questa famiglia Giustiniani un certo peso ce l’aveva.

Grazie Gianmario!

Uscendo da quelle mura vetuste, portiamo con noi le immagini impresse nei nostri occhi e nei nostri cuori di tanta preziosità celata e dormiente, in attesa del soffio vitale che la restituirà all’umana attenzione. Salutiamo il Sindaco e la sua Monte Rinaldo, un piccolo gioiello della Marca da scoprire.

Visita il sito del Comune di Monte Rinaldo, la sua pagina Facebook e quella della Pro Loco di Monte Rinaldo per saperne di più”